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La Casa bene primario. Il modello Housing First

by Qui Padova on 24 marzo 2016

Fondato negli USA dallo psicologo di comunità Sam Tsemberis negli anni ’90, il modello Housing First arriva in Italia nel 2014. Il Network Housing First Italia di cui Nuovo Villaggio è partner, raccoglie 51 membri (enti  locali e organizzazioni del Terzo settore) ed è coordinato dalla Federazione italiana organismi per le Persone Senza Dimora (Fio.PSD). Cristina Avonto, presidente di fio.PSD chiarisce:

Housing First

Foto di presa da thinkupstream

“Non si fornisce semplicemente un servizio, come potrebbe essere quello di una mensa o di un dormitorio, ma si affianca la persona aiutandola a ricostruire la sua vita, sulla base delle sue possibilità e delle sue esigenze”.

Una ricerca dell’IRES-FVG sulle cause del grave disagio abitativo che caratterizza le persone accolte nei progetti HF evidenzia che il 90% ha problemi di reddito insufficiente o situazione debitoria, l’80% di lavoro precario e mal retribuito. Il 50% ha problemi legati a fratture o conflittualità familiari e il 30% alle condizioni di salute. Molti vivono in alloggi temporanei e insicuri (sfratti, abitazioni non idonee…) e vengono quindi accompagnati dalle equipe in appartamenti adeguati.

Uno studio sui livelli di salute e benessere delle persone in HF effettuato dall’Università di Padova rivela che la salute delle persone migliora progressivamente a distanza di 1, 6 e 12 mesi dall’inserimento.

Buoni anche i livelli di integrazione sociale. Il 72% delle persone “si sente a casa nel luogo in cui vive”, il 50% riesce a frequentare luoghi del quartiere con amici per pranzare o cenare insieme, il 40% frequenta luoghi di culto.

Il modello Housing First in sintesi:

  • Il bisogno
    • Comprensione del bisogno dell’utente: in Italia le persone senza dimora sono circa oltre i 50.500: 85,7% uomini, 58,2% stranieri, 75,8% ha meno di 54 anni e il 75% non detiene il diploma di scuola media superiore. Il 38% vive nel Nord Ovest italiano, il 23,7% al Centro, il 18% nel Nord Est, il resto al Sud e nelle Isole.
    • Supporto duraturo nel tempo
  • I beneficiari
    • 35 programmi che coinvolgono 100 operatori professionali e 40 volontari: il 40% sonoo adulti con gravi disagi economici e abitativi; il 20% persone da molti anni senza dimora, con problemi di abuso o indipendenza; il 14% ex detenuti; il 10% soggetti con disturbi mentali.
  • Gli appartamenti
    • Accesso ad appartamenti indipendenti situati in diverse zone della città (scattered site housing). In Italia sono circa 90 gli appartamenti utilizzati: la metà viene dal mercato privato, il 30% è patrimonio ecclesiale, il 10% sono beni confiscati alla mafia e il 10% è patrimonio pubblico. Sono 20 i comuni e circa 200 le persone coinvolte in progetti Housing First.
  • Le modalità
    • separazione del trattamento dal diritto alla casa
    • auto-determinazione del soggetto nelle scelte da fare
    • definizione di un programma di supporto condiviso tra servizio sociale e utente (recovery orientation);
    • riduzione del danno
  • I Fondi
    • In Italia ancora non esiste un finanziamento nazionale per i progetti dell’HF. I costi (affitti, bollette, servizi accessori…) sono sostenuti per il 65% dagli enti gestori dei progetti e per il 35% dai Comuni. Man mano i beneficiari contribuiscono ai costi.

Gli obiettivi principali del percorso attuato da HF sono l’autonomia e l’integrazione. La casa è un diritto umano primario e il passaggio “dalla strada” alla casa è immediato. Oltre alla casa, un’equipe multidisciplinare aiuta l’ospite a integrarsi aiutandolo a stabilire buone relazioni con il quartiere e fare rete con i servizi offerti dal territorio.

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