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Buona Accoglienza. Pratiche europee a confronto e il caso italiano

by Qui Padova on 22 aprile 2016

Le migrazioni forzate hanno una grande influenza sui nostri tempi.Toccano le vite di milioni di esseri umani come noi – sia quelli costretta fuggire che quelli che forniscono loro riparo e protezione. Non c’è mai stato così tanto bisogno di tolleranza, compassione e solidarietà con le persone che hanno perso tutto.

Alto Commissario per i rifugiati Antonio Guterres

 

La cooperativa sociale Città So.La.Re, con esperienza pluriennale nel settore dell’accoglienza richiedenti asilo, insieme a Nuovo Villaggio, Porto Alegre e l’Associazione Migranti onlus, è stata selezionata dal Comune di Piove di Sacco per la co-progettazione dei servizi di accoglienza SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). In caso di approvazione del progetto Città So.La.Re e i partner si occuperanno dell’organizzazione e gestione dei servizi di accoglienza, integrazione e tutela rivolti ai richiedenti asilo.

SPRAR, CPSA, CARA, CDA, CAS sono le sigle che rimandano al sistema di accoglienza migranti in Italia, tematica che è all’ordine del giorno da ormai diverso tempo. Ma in Italia, si può parlare di buona accoglienza?

Nel sistema italiano la rete SPRAR è considerata la più efficiente tra quelli presenti sul territorio nazionale, ovvero rispetto ai centri governativi CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza), CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), CDA (Centri di Accoglienza a Breve Termine) e rispetto alle strutture di accoglienza temporanea, CAS (Centri di Accoglienza Straordinari). Nonostante la sua efficienza lo SPRAR nel 2015 ha accolto solo il 19% degli oltre 101.000 richiedenti asilo presenti in Italia, dato in crescita del 54%  rispetto al 2014.

Una ricerca di analisi comparata condotta dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno della Open Society Foundation ha evidenziato gli elementi che caratterizzano la buona accoglienza evidenziando buone prassi da seguire e criticità da migliorare, anche rispetto al sistema italiano.

La buona accoglienza richiede professionalità e qualità dei servizi attivati e una pluriennale esperienza nel settore. Il successo sembra riguardare progetti territoriali che coinvolgono soggetti con pluriennale esperienza nell’ambito dell’asilo e dell’immigrazione come strumento utile agli operatori per trovare adeguate soluzioni a problemi comuni nell’offerta dei servizi di accoglienza, integrazione e tutela. Tali strutture producono un impatto positivo sul territorio in termini sociali ed economici.

Tra le criticità del sistema italiano emerge l’uso di strutture temporanee. Con l’avvento degli ingenti flussi turistici e complice la crisi economica, molte strutture hanno convertito la propria attività ricettiva in accoglienza richiedenti asilo senza avere la consolidata esperienza utile per attuare percorsi di integrazione in rete con altri soggetti e con notevoli difficoltà di gestione.

Con l’avvento degli ingenti flussi migratori degli ultimi anni e complice la crisi economica, Ma vediamo nel dettaglio i principali punti di debolezza del sistema di accoglienza italiano:

  • frammentarietà: solo il 19% dei richiedenti asilo è ospitato presso i centri SPRAR. I centri governativi ospitano il 7,7% degli immigrati e il 70% è risiede presso centri temporanei;
  • forte incremento dei Centri di Assistenza Straordinari: queste strutture sono di difficile gestione e organizzazione e sono cresciute considerevolmente. Basti considerare che i posti SPRAR per i richiedenti asilo sono 20.000 e nel 2015 sono sbarcate 144 mila persone richiedenti asilo;
  • tempi di permanenza: La carenza di posti disponibili nei centri SPRAR ha favorito l’allungamento dei tempi di permanenza nelle strutture straordinarie. Inoltre i tempi di attesa elevati per le richieste di asilo allungano la permanenza nei già pochi posti disponibili nei centri SPRAR, bloccando il turn over dei richiedenti asilo. Nonostante le tempistiche delle Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione internazionale dovrebbero essere di 30 giorni dal tempo di presentazione della domanda e dare successiva risposta entro 3 giorni, il tempo di attesa medio è di circa 12 mesi.

SVEZIABuona pratica in Europa è la Svezia che già entro 6 mesi dà una risposta alla richiesta di asilo. Se la richiesta è accolta è previsto un programma di accompagnamento all’integrazione che ha una durata media di 2 anni.

  • politiche di integrazione dei rifugiati: l’UNHCR ha denunciato la scarsità dei percorsi di integrazione dei richiedenti asilo, evidenziando la mancanza di strategie complessive e di misure specifiche volte a favorire tali percorsi. Questo rappresenta una delle aree più problematiche del sistema d’asilo italiano.

BuSVEZIAona pratica in Europa: Per avere un esempio di best practice a livello europeo sull’inserimento lavorativo restiamo in Svezia, dove la possibilità di accedere al mercato del lavoro è immediata. Il modello svedese crea attività e occasioni di formazione e di istruzione necessari per evitare il disagio dell’attesa (che può durare anni) nei centri di accoglienza, offrendo ai richiedenti asilo opportunità di provvedere a se stessi senza dipendere totalmente dal sistema di accoglienza. La formazione e l’accesso al lavoro rappresentano un investimento per l’inserimento dei beneficiari nel tessuto socio-economico locale.

  • distribuzione sul territorio: la distribuzione dei richiedenti asilo non è uniforme a livello nazionale e in particolare nelle regioni del Nord è forte la presenza dei Centri di Accoglienza Straordinari che, come si è detto, portano problematiche nella gestione e conseguenti tensioni con la popolazione locale.

germaniaBuona pratica in Europa: Il sistema tedesco e quello svedese prevedono la redistribuzione degli immigrati su tutto il territorio nazionale. In Germania ad esempio è prevista l’accoglienza di almeno un centro di accoglienza per ogni stato federato. Per la Svezia invece si sta valutando di stabilire l’obbligatorietà di accoglienza da parte di ogni comune.

In linea con le criticità emersi il decreto legislativo 142/2015 in vigore dal 30 settembre 2015 ha introdotto alcune novità:

  • possibilità di svolgere un’attività lavorativa trascorsi 60 giorni (non più 6 mesi) dalla domanda di protezione internazionale, favorendo così l’accesso al mercato del lavoro da parte dei richiedenti asilo;
  • una maggiore durata del permesso di soggiorno;
  • facilità di accesso alle informazioni in particolare presso i Centri di Informazione ed Espulsione sulla possibilità di presentare domanda di protezione internazionale e distribuendo un opuscolo redatto a cura della Commissione nazionale per il diritto d’asilo;
  • riduzione e rispetto delle tempistiche per la procedura di esame della domanda di asilo;
  • nuovo sistema di prima e seconda accoglienza, favorendo il modello SPRAR.

Seguono il rapporto e gli approfondimenti tematici.

La Buona Accoglienza_Approfondimenti Tematici

La Buona Accoglienza_Approfondimenti Tematici

La Buona Accoglienza_Analisi comparativa

La Buona Accoglienza_Analisi comparativa

 

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