aprile 2017

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PORTABICI: BYCICLE FOR THE PEOPLE

by Qui Padova on 7 aprile 2017

LogoPortaBiciLa bicicletta, mezzo di trasporto ecologico ed economico per eccellenza, può essere veicolo per la socializzazione, l’inclusione e la condivisione di buone pratiche.
Una bicicletta può aprire porte che possano aiutare a superare le diffidenze e il senso di impotenza generati da una società che cambia in un modello di sviluppo economico in forte crisi. Attorno ad essa e alla sua cura si possono costruire momenti di socialità e aggregazione capaci di superare le divisioni e costruire comunità.

Da questi presupposti nasce il progetto PortaBici, che si pone come obiettivo quello di costruire azioni e organizzare attività capaci di stimolare la reciproca conoscenza e la cooperazione tra situazioni di marginalità e il resto della comunità, attraverso occasioni di integrazione sociale e promozione di stili di vita eco-sostenibili.

Tra le prime azioni del progetto ci sarà una raccolta di biciclette usate o rotte, che verranno sistemate e messe a disposizione di chi non se le può permettere: se hai una una bicicletta inutilizzata, con un piccolo gesto puoi fare la tua parte e metterla a disposizione.

Le biciclette saranno aggiustate dai laboratori organizzati da ReFuture e La Mente Comune, in collaborazione con Città SoLaRe, Il Sestante e Populus.

Il primo corso di ciclomeccanica per sistemare le bici è già programmato:

  • 16 maggio
  • 23 maggio
  • 30 maggio

(posti limitati, info e prenotazioni: cooperativarefuture@gmail.com).

Altra parte del progetto, la realizzazione di nuove targhette per le biciclette. La nuova edizione parlerà ancora di ciclabilità, ma si aprirà ai temi più generali della sostenibilità e dell’integrazione: le targhette diverranno così messaggi per una città sostenibile, accogliente e ciclabile.

Chi desiderasse donare una bicicletta o partecipare alla raccolta di idee sui nuovi disegni o non esiti a scriverci a portabici@legambientepadova.it.

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Qui PadovaPORTABICI: BYCICLE FOR THE PEOPLE

BASTA CON LA PROPRIETA’. LA CASA E’ MEGLIO IN AFFITTO

by Qui Padova on 6 aprile 2017
In via Del Commissario 92 appartamenti e servizi, tutto a canone concertato.
Tutti abbiamo la necessità di un tetto ma nel corso della vita le esigenze cambiano. Così diventiamo schiavi delle bolle speculative.
di Cristiano Cadoni
IlMattino_04042017PADOVA – Un’altra idea di casa. Non proprietà ma funzione. Non bene rifugio per la vita ma luogo di “sosta” in continuo cambiamento, da usare e poi lasciare. Come un abito (infatti abitare ha la stessa radice) che si indossa in base all’occasione. Un monolocale per un single, un bilocale per una coppia, tre camere e un bagno per una famiglia che cresce, due bagni se il nucleo si allarga ancora, di nuovo una camera quando i figli se ne vanno. Una casa per ogni stagione della vita, però, di questi tempi ha un costo impossibile. E allora la risposta è l’affitto. Anzi, sarebbe l’affitto. Perché il mercato oggi non concede nulla alla flessibilità.
Eppure qualcosa si muove, nel panorama stagnante del mercato immobiliare, paralizzato dalla crisi che dopo il 2008 ha quasi dimezzato il valore dei muri. Basta andare in via del Commissario, quartiere Crocefisso, dove sta nascendo un complesso multifunzionale fra i più grandi degli ultimi anni in città. È un investimento da venti milioni di euro, si chiama Qui Padova e sarà pronto ad agosto del 2018. Sopra centinaia di parcheggi interrati sono già visibili quattro blocchi con uno spazio al centro. Conterranno 92 appartamenti più duemila metri quadrati di servizi a beneficio dell’intero quartiere: poliambulatorio, lavanderia, bar, auditorium, ristorante, ludoteca, centro per anziani, agenzia per il lavoro. Tutto rigorosamente in affitto e a canone calmierato. Nessuno sarà proprietario di niente. E nell’ottica del social housing, della condivisione di vita e di spazi, anche intorno ci saranno spazi per la socialità: stanze per il coworking, orti comuni, parcheggi per il bike sharing e per il car sharing, un orto urbano, una piazza, una piastra sportiva con campi all’aperto e una palestra. I manifesti promettono «un hub sostenibile in grado di rispondere alle nuove esigenze urbane e sociali, trasformando il quartiere in un piccolo modello di città intelligente». Ma al di là dei pregi urbanistici promessi dal progetto, la vera rivoluzione è proprio l’affitto. «Qui si rilancia la casa come servizio sociale, risposta a un bisogno temporaneo», spiega Maurizio Trabuio, presidente della cooperativa Città Solare e direttore della Fondazione La Casa. «Perché se è vero che di un tetto si ha bisogno sempre, è anche vero che non sempre se ne ha bisogno nello stesso modo. Il problema è che cambiare ci condanna a fare i conti con le bolle speculative».
L’operazione Qui Padova è figlia di un’intuizione di Città So.la.re. e coinvolge in prima battuta il fondo immobiliare etico “Veneto Casa” che già conduce – con il sostegno della Regione, della Fondazione CR Padova e Rovigo e della Fondazione di Venezia – iniziative di housing sociale a Marcon, a Mogliano, a Verona, a Villafranca Padovana e anche a Padova, dove sono già stati acquistati e messi sul mercato – sempre con affitto a canone concertato – 44 alloggi in via Gerardo. I soldi per il cantiere per adesso li ha messi la finanziaria Vittadello, dalla quale Veneto Casa acquisterà l’opera finita. Otto alloggi andranno ai servizi sociali del Comune di Padova, che li utilizzerà per fronteggiare casi di emergenza abitativa. Gli altri 84 – di diverse metrature, dunque adatti a diverse tipologie di inquilini- saranno a tutti gli effetti sul mercato. L’avviso pubblico partirà quando la data di fine lavori sarà certa.
«Con questo progetto la casa può riprendere a essere quello che in Italia – ma più in generale nei paesi mediterranei, dove la mobilità è più scarsa – ha smesso di essere, ossia la risposta a un bisogno. È incredibile che si passi la vita a fare sacrifici per garantirsi la proprietà di un immobile. Ci priviamo del tempo e di belle esperienze per pagare mutui e poi scopriamo di essere proprietari di una cosa che ha già perso buona parte del suo valore». Parlare di social housing vuol dire rilanciare l’importanza di una condivisione delle proprietà. «Se pago un affitto equo, posso accettare di non essere proprietario dello spazio che occupo», insiste Trabuio. «Funziona così per tutto. Una caldaia condominiale costerà meno di una singola in ogni appartamento, ma ci hanno fatto credere che averne una a disposizione e in pieno controllo ci fa risparmiare. Stesso ragionamento si può fare per l’auto». Perciò l’idea di fondo – se applicata su larga scala – contiene un principio rivoluzionario: «Se lasciassimo a pochi investitori qualificati la proprietà degli immobili e noi potessimo esserne solo utilizzatori, a un prezzo giusto, potremmo conservare risorse e tempo per vivere una vita migliore. La proprietà ci impoverisce».
Intorno a Qui Padova, poi, anche la vicina Casa a Colori si darà un nuovo assetto. Con un investimento da 6 milioni di euro, sono state rilevate le ultime proprietà dei padri Dehoniani, non più presenti in via Del Commissario. La chiesa diventerà una palestra, aperta verso i campi sportivi che saranno costruiti al centro fra i due complessi residenziali. Il magazzino dei Dehoniani diventerà invece un ristorante. Ci saranno poi nuovi spazi per il co-working oltre a quello già esistente, che è utilizzato con frequenza da professionisti, insegnanti e comunicatori. Anche il quartiere, alla luce di un piano complessivo così innovativo, ha accantonato le perplessità iniziali. Sulle prime c’era stata una raccolta firme perché si temeva che Città Solare volesse costruire un centro di accoglienza per richiedenti asilo. «È bastato organizzare un’assemblea e chiarire i nostri intenti», conclude Trabuio, «e lo scetticismo è stato superato. La gente ha capito che non si fa un investimento di questo tipo per ospitare migranti. Gli appartamenti sono sul mercato, a disposizione di tutti, ma solo chi può dimostrare di avere un reddito e di poter pagare l’affitto avrà un contratto. Ci aspettiamo che Qui Padova si riempia di professionisti, insegnanti, studenti, famiglie giovani. E che con tutti i servizi a disposizione, il quartiere possa rinascere con tante occasioni di socialità».
IlMattino_04042017
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